domenica 23 settembre 2007

MITM: Man In The Middle



Ecco qui un'ottima guida scritta da Blacklight sul Man In The Middle, ovvero un attacco il cui scopo è dirottare il traffico tra due host (o computer, client, chiamateli come vi pare) ad un terzo host, in modo che tutte le informazioni che si scambiano i 2 host passino prima per il terzo host prima di arrivare a destinazione. Altro non vi dico anche perchè questo è un attacco veramente bello da studiare, se poi si ha sottomano anche una buona guida, allora siamo a cavallo =D Ecco qui il link della guida: http://www.hacknowledge.org/index.php/Man_in_the_middle

sabato 22 settembre 2007

Firewall - I numeri binari

1 e 0, 1 e 0... raccogliete più dati possibili e cercate di comporre la sequenza di lettere 'Pixel Populace' catturando le lettere sparse lungo il percorso.
A tutta velocità, lasciatevi trasportare verso il basso senza però farvi intrappolare e schiacciare dalla barra in alto!
Muovetevi con abilità e collezionate tutti i numeri binari possibili senza rimanere incastrati ai piani superiori. Man mano che andrete avanti la velocità di discesa aumenterà e completare la sequenza di lettere diventerà davvero un'impresa!!
Non vi lasciatevi distrarre, e ricordatevi di non rimanere incastrati!


Firewall - I Numeri Binari


1 e 0, 1 e 0... raccogliete più dati possibili e cercate di comporre la sequenza di lettere 'Pixel Populace' catturando le lettere sparse lungo il percorso.



venerdì 21 settembre 2007

Kde 4.0 , prossima uscita




Ecco qui l'atteso Kde4, è ancora una beta, arrivato alla versione finale sarà un mostro... Intanto guardatevi il video.

giovedì 20 settembre 2007

Web 2.0 In crescita

Roma - Dal fallimento del tentativo di Netscape di diventare un sito di social news al fin qui mancato decollo dei progetti di Mobile Social Networking di Nokia, l'ascesa dei servizi web 2.0 non va sempre di pari passo con la loro popolarità: colpa di cattive idee o delle dinamiche partecipative che stanno mutando? Punto Informatico ne ha parlato con Emanuele Quintarelli, che si occupa proprio di questo in Reed Business Information e che, attorno a questo, ha dato vita a conferenze, blog e altro ancora, oltreché aver fondato Netwo, considerato l'hub per startup italiane in salsa 2.0.

Punto Informatico: Davanti a certi fallimenti di imprese 2.0 qualcuno ha parlato persino di crisi di un sistema. Siamo davvero a questo punto?
Emanuele Quintarelli: Secondo me no, è qualcosa di molto normale. Il modello prevalente negli Stati Uniti finora è stato: "Costruisci qualcosa e vendi a qualche grande azienda come Google o Yahoo!", ed è chiaro che solo poche aziende possono raggiungere questo tipo di obiettivo, le altre sono destinate a fallire ad un certo punto o a trovare soluzioni innovative per reggersi sulle proprie gambe.

PI: Dunque non c'è un modello sostenibile autonomamente?
EQ: Il punto semmai è che i modelli fin qui applicati sono spesso troppo tradizionali, come la pubblicità, che è adatta solamente per servizi che generano un traffico molto sostenuto. Esistono modelli di business più efficaci di quello pubblicitario, che è stato il primo e il più scontato ad essere utilizzato, e di certo non il più efficace. Credo che alla fine chi sopravviverà avrà interpretato le regole di internet in un modo veramente web 2.0 compliant.

PI: L'esempio di Netscape come lo consideri?
EQ: Potrebbe sembrare un po' presuntuoso dare una risposta, perché il web 2.0 si basa su logiche sociali che regolano le dinamiche di massa e per questo è difficile andare a capire le motivazioni di un fallimento. Si tratta sempre di un insieme di fattori. Per avere successo, l'essenziale è cogliere le esigenze degli utenti e poi realizzare un servizio che sia semplice da usare, immediato e che si differenzi dagli altri.
Riproporre idee già viste semplicemente dando un incentivo economico a chi partecipa di più forse non è sempre la strada migliore e Netscape è stata sicuramente penalizzata dal possedere già una solida comunità abituata ad un servizio decisamente più tradizionale.

PI: Invece le community 2.0 solo italiane come per esempio quella di 2Spaghi.it? Pensi ci siano margini di crescita per loro?
EQ: Marco Palazzo, uno dei due fondatori, recentemente mi ha raccontato diversi modelli di monetizzazione che stanno ideando, e come il servizio continui ad evolversi. Al momento hanno un database di più di 5100 ristoranti, 2700 utenti registrati e un traffico che continua a crescere. Il problema però è che per raggiungere una massa critica velocemente serve un investimento iniziale consistente ed in Italia difficilmente si fanno questo tipo di investimenti.

PI: Non sarà che l'utenza italiana è meno attiva rispetto a quella di altri paesi?
EQ: Non possiamo saperlo con certezza. Io non conosco statistiche affidabili sul settore italiano, ma in un ambito leggermente diverso come quello del blogging l'italiano è la quarta lingua, siamo cioè più attivi di molte nazioni con una migliore diffusione di strumenti digitali. Non credo che la voglia di partecipare sia più bassa, è che siamo di meno.

PI: Ci sono degli esempi che possiamo fare?
EQ: Un esempio molto promettente è Zooppa, azienda italoamericana che fa social advertising permettendo agli utenti di creare sia il concept che gli spot per promuovere aziende e prodotti in modo decisamente fresco ed innovativo. Nel loro caso il risultato sembra essere già arrivato, con una lunga lista di aziende importanti (Rai.tv, Alice, Citroen, Pago etc) che sponsorizzano i contest.

PI: E i mobile social network? Finora non sembrano riuscire ad ingranare
EQ: Io ci credo. Al web 2.0 expo di San Francisco, Eric Schmidt ha dichiarato che quello che bisogna aspettarsi per il futuro è una forte espansione sul mobile. Esistono però già ottimi esempi come Mobango, un mobile social network italiano finanziato da capitali londinesi che ha circa un milione e ottocentomila utenti. Anche Dada.net vende servizi a valore aggiunto per i cellulari ed attualmente il numero di utenti gira intorno ai 7 milioni in tutto il mondo. Quando si diffonderanno piani tariffari flat e tutti i dispositivi saranno dotati di GPS allora si apriranno delle prospettive finora impensabili.

PI: Però in questo settore persino Nokia sembra non farcela
EQ: Non credo che Nokia abbia fallito. Al contrario l'azienda finlandese si sta muovendo in modo deciso sulla produzione di contenuti ed esperienze tramite i meccanismi del web 2.0. Solo in agosto è stato lanciato Mosh, una community per la condivisione di contenuti tramite cellulare, mentre pochi giorni fa, a Londra, Olli-Pekka Kallasvuo ha presentato la piattaforma Ovi, un portale che fonde perfettamente i concetti di internet e mobilità consentendo l'acquisto e la condivisione di contenuti quali mappe, video, foto, giochi solamente grazie al proprio telefonino.

PI: Eppure sono tutti servizi presenti già da qualche anno, che però non decollano
EQ: Il mobile social networking è un fenomeno freschissimo. Gli operatori e la stessa Nokia stanno cominciando solo ora a cavalcarlo, quindi è prematuro darlo per morto. In Europa poi non si è fatto nulla di simile e le prospettive sono ancora molto aperte.

a cura di Gabriele Niola


Fonte: Punto Informatico

mercoledì 19 settembre 2007

Amd... Arriva il Tri-Core

Sunnyvale (USA) - Chi l'ha detto che il numero dei core debba per forza crescere a multipli di due? AMD ha annunciato una futura famiglia di CPU che, distinguendosi da tutti gli altri processori multi-core x86 oggi sul mercato, adotta un numero di core dispari: tre, per la precisione.

I chip tri-core di AMD, chiamati in codice Toliman, faranno parte della linea di processori multi-core Phenom, e, come tali, basati sulla stessa architettura K10 dei nuovi Opteron Barcelona: a differenza di questi, saranno indirizzati al mercato desktop. Il loro ingresso sul mercato è previsto per la prima metà del prossimo anno, probabilmente ad inizio primavera, ed è quasi certo che il nome commerciale sarà Phenom X3.

AMD afferma che i nuovi processori a tre core forniranno performance dal 20% al 40% superiori rispetto a quelle delle controparti dual-core: i risultati migliori si otterranno con le applicazioni fortemente multi-threaded, come ad esempio Excel.

Phenom X3Perché tre core? Le ragioni di questa scelta sono senz'altro più d'una: la prima è la volontà di offrire agli utenti consumer processori che, in quanto a performance e consumi, si pongano a metà strada fra i chip dual-core - destinati a diventare rapidamente modelli entry-level - e quelli quad-core, che almeno per un altro anno rimarranno confinati nella fascia più alta del mercato. AMD sostiene che i suoi Phenom a triplo "propulsore" saliranno a bordo dei PC con prezzo compreso fra gli 800 e i 1.000 dollari.

La seconda ragione è legata alle rese produttive: vendendo processori a tre core AMD potrà "riciclare" tutti i chip quad-core in cui una delle unità di calcolo risultasse difettosa. Il grande vantaggio fornito ad AMD dall'utilizzo di una vera architettura quad-core come la K10, infatti, è proprio quello di poter disattivare un core a piacere senza compromettere la funzionalità dell'intero processore. Qualcosa che Intel, con la sua soluzione ibrida multi-chip package (due chip dual-core saldati fra loro), non può ancora fare, per lo meno non in modo altrettanto semplice ed economico.

Il terzo motivo alla base di questa mossa potrebbe essere legato ai consumi, ossia alla volontà di conservare il thermal design power (TDP) - 89 watt - dei Phenom quad-core pur adottando frequenze di clock sensibilmente più elevate: ciò avvantaggerebbe le applicazioni single-threaded, che in ambito consumer sono ancora piuttosto diffuse.


Fonte: Punto Informatico